"Mamma, Carlo ha detto che sono bruttissima."
"Mamma, Edoardo ha detto che io sono un Alien."
"Mamma, puoi mettere le pile per favore?"
"Mamma, ho fame."
"Mamma, io l'ho preso per primo."
"Mamma, Gabriele ha rotto l'aereo del Lego."
"Mamma, inviatiamo le mie amiche?"
"Mamma, Edoardo non ci lascia vincere."
"Mamma, Carlo ha rovesciato l'acqua."
"Mamma, Benedetta mi fa spaventare."
"Mamma, perche' e' buio?"
"Mamma, posso mettere un vestitino?"
"Mamma, Carlo dice che non leggo bene."
"Mamma, Benedetta dice che il mio disegno e' brutto."
"Mamma, Edoardo dice che le bambine non sono forti."
"Mamma, Edoardo dice che le bambine annoiano."
"Mamma, Gabriele lancia le macchinine."
~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~
"Bambini, mettete su le giacche che andiamo a fare una passeggiata e prendiamo aria fresca. Voi e io!"
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martedì 24 gennaio 2012
venerdì 25 febbraio 2011
Busy, busy, busy.
Talvolta mi capita, come oggi, di guardarmi intorno e sentirmi sopraffatta dalle mille cose da fare e non avere il coraggio di cominciare. Lavatrici, lo stiro, telefonate importanti, commissioni varie, riunione a scuola, spesa, mom's club da preparare, incarichi da sbrigare per il marito, casa da pulire...e la cucina ancora da finire da ieri sera! C'e' questo modo semplice di posticipare le cose da fare che si chiama: "Sorry, I am busy". Oggi mi sono chiesta: cosa esattamente sto facendo per essere cosi' presa e occupata da non riuscire a concludere niente? Domanda diretta ed efficace. Ho preso la mia agenda e ho risposto.
Spesso le risposte sorprendono. Spesso le risposte ci dicono molto di noi. Spesso le risposte feriscono un po' l'orgoglio. Spesso le risposte ci riportano ai nostri doveri. Spesso siamo talmente prese perche' giriamo intorno alle cose, senza iniziarle e finirle. Spesso siamo talmente prese a fare, ma in relata' non stiamo facendo molto. Spesso siamo talmente prese a fare cio' che ci piace fare e non cio' che dobbiamo fare. Spesso siamo talmente prese a fare senza conoscere l'urgenza e l'importanza di cio' che stiamo facendo. Spesso siamo talmente prese a fare che ci dimentichiamo che in certi momenti bisogna esserci e basta.
Oggi ho imparato a chiamare per nome ogni cosa che riempie la mia giornata e a sapere esattamente cosa sto facendo e cosa devo fare.
Spesso le risposte sorprendono. Spesso le risposte ci dicono molto di noi. Spesso le risposte feriscono un po' l'orgoglio. Spesso le risposte ci riportano ai nostri doveri. Spesso siamo talmente prese perche' giriamo intorno alle cose, senza iniziarle e finirle. Spesso siamo talmente prese a fare, ma in relata' non stiamo facendo molto. Spesso siamo talmente prese a fare cio' che ci piace fare e non cio' che dobbiamo fare. Spesso siamo talmente prese a fare senza conoscere l'urgenza e l'importanza di cio' che stiamo facendo. Spesso siamo talmente prese a fare che ci dimentichiamo che in certi momenti bisogna esserci e basta.
Oggi ho imparato a chiamare per nome ogni cosa che riempie la mia giornata e a sapere esattamente cosa sto facendo e cosa devo fare.
giovedì 18 novembre 2010
Skate, cellulare e videogame...
Oggi Edoardo e' tornato da scuola e mi ha chiesto 3 cose: lo skateboard, il cellulare e il videogame. "Mamma, A. ha tutte queste cose e dice che e' cool averle!". Lo guardo e ricordo a me stessa i suoi anni: solo 6 ma ha le idee chiare! Insiste seriamente, quindi io devo rispondere in modo serio.
"Perche' vuoi lo skateborad?" gli chiedo. "Perche' il monopattino ormai lo usa Carlo e i roller blades non sono cool come lo skateborad!". "Forse hai ragione ma ormai arriva l'inverno e con il freddo non sono sport che praticheremo fino all prossima primavera. Ma la prossima primavera io e papa' abbiamo deciso che prima di tutto Benedetta ha bisogno di una bicicletta, la sua ormai e' davvero piccola'." "Noooo mamma, io voglio lo skate, compriamo la bici a Ben Ben e lo skate a me." Ti guardo e tu cambi tempo del verbo..."Mamma, io vorrei...", pensando che in questa situazione la gentilezza potra' servire a raggiungere il risultato..."Edoardo, grazie per essere gentile ma la situazione non cambia. Credo che dovrai aspettare, ma comunque sia c'e' ancora tempo alla prossima primavera". "Allora voglio il cellulare! A. ha il cellulare!" "E cosa se ne fa A. del cellulare a 6 anni?" "Chiama sua mamma quando ha finito nuoto, hockey e pianoforte e sua mamma lo viene a prendere e poi mi ha detto che se anch'io ne ho uno possiamo chiamarci e parlare al telefono." "Quando tu vai a nuoto io o papa' restiamo li' a vederti e non hai bisogno di chiamarci. Se vuoi parlare con A. lo puoi fare a scuola e avete ogni giorno 7 ore per parlare insieme, piu' i pomeriggi che tu vai da lui a giocare o lui viene da noi. Non credo che adesso tu abbia bisogno di un cellulare." "Allora il videogame!" "Questo io e papa' lo stiamo prendendo in considerazione magari come regalo di Natale. Io e papa' ne abbiamo parlato e crediamo che tu possa anche capire come andra' usato." "wowwwwwwww!!!! Grazie mamma!!!".
"So far, so good...", e' cosi' facile parlare con te! Prego che questa capacita' di comunicazione tra noi due resti sempre cosi': chiara, semplice, obbediente e costruttiva.
"Perche' vuoi lo skateborad?" gli chiedo. "Perche' il monopattino ormai lo usa Carlo e i roller blades non sono cool come lo skateborad!". "Forse hai ragione ma ormai arriva l'inverno e con il freddo non sono sport che praticheremo fino all prossima primavera. Ma la prossima primavera io e papa' abbiamo deciso che prima di tutto Benedetta ha bisogno di una bicicletta, la sua ormai e' davvero piccola'." "Noooo mamma, io voglio lo skate, compriamo la bici a Ben Ben e lo skate a me." Ti guardo e tu cambi tempo del verbo..."Mamma, io vorrei...", pensando che in questa situazione la gentilezza potra' servire a raggiungere il risultato..."Edoardo, grazie per essere gentile ma la situazione non cambia. Credo che dovrai aspettare, ma comunque sia c'e' ancora tempo alla prossima primavera". "Allora voglio il cellulare! A. ha il cellulare!" "E cosa se ne fa A. del cellulare a 6 anni?" "Chiama sua mamma quando ha finito nuoto, hockey e pianoforte e sua mamma lo viene a prendere e poi mi ha detto che se anch'io ne ho uno possiamo chiamarci e parlare al telefono." "Quando tu vai a nuoto io o papa' restiamo li' a vederti e non hai bisogno di chiamarci. Se vuoi parlare con A. lo puoi fare a scuola e avete ogni giorno 7 ore per parlare insieme, piu' i pomeriggi che tu vai da lui a giocare o lui viene da noi. Non credo che adesso tu abbia bisogno di un cellulare." "Allora il videogame!" "Questo io e papa' lo stiamo prendendo in considerazione magari come regalo di Natale. Io e papa' ne abbiamo parlato e crediamo che tu possa anche capire come andra' usato." "wowwwwwwww!!!! Grazie mamma!!!".
"So far, so good...", e' cosi' facile parlare con te! Prego che questa capacita' di comunicazione tra noi due resti sempre cosi': chiara, semplice, obbediente e costruttiva.
mercoledì 10 novembre 2010
Amica pazienza!
Quanta pazienza ci vuole! E oggi ne ho persa tanta! Siamo immersi nella logica del "tutto e subito" che , a volte, e' cosi' difficile saper aspettare...la fila al supermercato, il traffico, il computer che si accende, un figlio che sta facendo del suo meglio per vestirsi da solo e io che vorrei si preparasse in 5 minuti, quel progetto che sembra cosi' complicato da pianificare, le persone che a volte dovrebbero capire e non capiscono...
E ho ripensato alla tua pazienza, mamma. Quanta ne hai avuta con me e ne hai ancora! E quanta sicuramente te ne ho fatta perdere! La tua pazienza, mi hai insegnato, si fonda sul bene che mi vuoi e sulla fiducia che hai di me, nonostante gli errori. Sai aspettare che le persone maturano, a loro tempo. E, nel frattempo, apri le braccia sempre, perdoni e preghi. Vi guardavo mentre, tornati da scuola, ognuno di voi cercava un po' di riposo...Edoardo e' corso a giocare con il Lego, Benedetta e'corsa nella sua cameretta, Carlo si rotolava per terra facendo incidenti con le macchinine e Gabriele era divertito del vostro ritorno a casa. Ovviamente il tutto e' durato 5 minuti...ma mi sono serviti per leggere qualcosa...
"...Il tempo ci modella, ci rende unici, ci fa persone. Ognuno di noi, nella culla, è un mazzetto di potenzialità inedite, un numero incalcolabile di esseri possibili; sul letto di morte, viceversa, giace un individuo scolpito definitivamente sino all'ultimo dettaglio, inconfondibile e insostituibile, un esemplare unico plasmato dal tempo. (...) La verità non è qualcosa di meramente intellettuale, assimilabile una volta per tutte come un teorema di matematica. Dobbiamo comprenderla meglio che possiamo; ma soprattuto dobbiamo viverla nel tempo, assorbirla dalla corrente viva dell'esperienza, spesso dolorosa, sino a saturarcene, e solo così, dopo ripetute vicende di fedeltà ed infedeltà, di timore e di fiducia, essa diventerà carne della nostra carne." (La pazienza, tratto da G. Torellò, Dalle mura di Gerico).
Ci vuole pazienza per costruire. Ci vuole pazienza tra marito e moglie. Ci vuole pazienza per amare un figlio/a. Ci vuole pazienza perche' noi impariamo ad amare e perche' gli altri imparino ad amare.
E ho ripensato alla tua pazienza, mamma. Quanta ne hai avuta con me e ne hai ancora! E quanta sicuramente te ne ho fatta perdere! La tua pazienza, mi hai insegnato, si fonda sul bene che mi vuoi e sulla fiducia che hai di me, nonostante gli errori. Sai aspettare che le persone maturano, a loro tempo. E, nel frattempo, apri le braccia sempre, perdoni e preghi. Vi guardavo mentre, tornati da scuola, ognuno di voi cercava un po' di riposo...Edoardo e' corso a giocare con il Lego, Benedetta e'corsa nella sua cameretta, Carlo si rotolava per terra facendo incidenti con le macchinine e Gabriele era divertito del vostro ritorno a casa. Ovviamente il tutto e' durato 5 minuti...ma mi sono serviti per leggere qualcosa...
"...Il tempo ci modella, ci rende unici, ci fa persone. Ognuno di noi, nella culla, è un mazzetto di potenzialità inedite, un numero incalcolabile di esseri possibili; sul letto di morte, viceversa, giace un individuo scolpito definitivamente sino all'ultimo dettaglio, inconfondibile e insostituibile, un esemplare unico plasmato dal tempo. (...) La verità non è qualcosa di meramente intellettuale, assimilabile una volta per tutte come un teorema di matematica. Dobbiamo comprenderla meglio che possiamo; ma soprattuto dobbiamo viverla nel tempo, assorbirla dalla corrente viva dell'esperienza, spesso dolorosa, sino a saturarcene, e solo così, dopo ripetute vicende di fedeltà ed infedeltà, di timore e di fiducia, essa diventerà carne della nostra carne." (La pazienza, tratto da G. Torellò, Dalle mura di Gerico).
Ci vuole pazienza per costruire. Ci vuole pazienza tra marito e moglie. Ci vuole pazienza per amare un figlio/a. Ci vuole pazienza perche' noi impariamo ad amare e perche' gli altri imparino ad amare.
martedì 2 novembre 2010
Sopravvivere con dignita' alla cena
Ore 6 di sera. Tutti manifestano la propria stanchezza in modi diversi. Edoardo non vuole finire di leggere l'ultima parola nel quaderno. Carlo strappa i capelli a Benedetta, Benedetta gli risponde "Tu non sei invitato alla mia festa!" (ma quale festa, mi chiedo io???!!!) e cosi iniziano a rincorrersi per casa anche con le spade, Gabriele gioca, ride ma ogni tanto viene buttato a terra, cade dalle scale, mangia briciole e pennarelli...Poi tutto tace, 5 minuti (no, forse sono solo 10 secondi). Cerco di abbozzare un'idea per la cena. Per fortuna, su questo fronte sto imparando molto...un'amica mi ha suggerito di pensare nel week end a un menu' per la settimana e con quello andare a fare la spesa, avere sempre in casa gli ingredienti base e nelle emergenze metto su google quello che ho nel frigorifero e vedo se mi salta fuori un piatto. E poi tanta, tanta pazienza e flessibilita'...
Quando ho nella mia mente cosa cucinare, comincio...che impresa!!! Tutti arrivano affamati e stanchi..."Mamma cosa cucini?", "Mamma, dove e' il libro della ricerca?", "Mamma, sono in bagnooooooooo!!", "Mamma, Lelle ha la lingua gialla!!!", "Mamma, mi aiuti a costruire una tenda?"...decido di fermarmi e chiedere aiutoooooo.....ma a chi? Tu sei al lavoro, forse in riunione....(Perche' le riunioni le fanno alle 6 di sera???!!!!)...mi guardo intorno...li guardo e penso: "I piu' grandi possono capirmi..". Spiego loro che mamma e' stanca e ha bisogno di aiuto per preparare la cena. Tutto si calma.
Niente piu' e' pretesa ma offerta di aiuto..."Mamma...posso aiutarti?"...Una domanda semplice ma e' la domanda che piano, piano aiuta i figli a crescere, da "io" agli "altri"...
La cena e' pronta. Papa' arriva, suona la porta, grandi abbracci, fiumi di racconti sulla giornata, siamo a tavola...tutto sembrerebbe perfetto MA....la cena diventa di nuovo battaglia su tutti i fronti...una cantilena ripetuta ogni sera, nell'ordine:
- prima la Benedizione,
- stai composto,
- mangia con la forchetta,
- non urlare,
- mangia tutto quello che hai nel piatto,
- si mangia con la bocca chiusa,
- non si gioca con il cibo,
....quasi ogni sera, con melodie diverse ma sempre la stessa musica. E pensavo, ti chiedevo: "ma e' possibile che la cena puo' essere solo questo?"...mi lasci campo aperte nelle risposte...io le trovo e le discutiamo insieme.
Cosi' mi sono appuntata nella mia agenda: "cenare insieme". Ho chiesto ad un'amica un parere e...mi ha aperto un'orizzonte. Non sempre ce la faccio, ma ci proviamo insieme...
Cenare insieme a tavola e' un momento sacro per la famiglia. Si arriva stanchi, preoccupati, stressati, con la voglia di fare "mangi e fuggi"...ma li', attorno alla tavola c'e' la famiglia e spesso e' l'unico momento della giornata in cui ci siamo tutti. Le lotte, le litigate, i visi lunghi prima o dopo cena, mai durante. I figli cresceranno, non saranno sempre li', ma quello che deve rimanere e' la certezza vissuta e trasmessa un giorno, che fare famiglia, comunicarsi, conoscersi, ri-conoscersi, raccontarsi, confrontarsi e' piu' importante delle buone maniere, della buona educazione...almeno per una fase della vita, quando i tuoi figli sono piccoli e magari sono tanti e magari tu arrivi dal lavoro con tante preoccupazioni...lasciale fuori per il tempo della cena. Ascolta la giornata di tuo marito, di ognuno dei tuoi figli, chiudi un occhio (magari due) se non sono perfetti a tavola...le buone maniere c'e' il tempo per impararle e la vita stessa, gli altri sapranno insegnarle...quello che nessuno puo' insegnare ai tuoi figli, eccetto tu e tuo marito, e' la famiglia. Questi sono i momenti che rimarranno ai tuoi figli nello scrigno dei ricordi. Quando vedi che la cena sta diventando difficile da digerire per tutti...fermati, cambia tono, respira e....ama. Ogni tanto ripeti la musica, goccia dopo goccia, piano piano all'orecchio di ognuno, ricorda le buona maniere ma senza farne l'argomento di conversazione o di disperazione!!! Non e' sempre facile ma non e' impossibile.
Quando ho nella mia mente cosa cucinare, comincio...che impresa!!! Tutti arrivano affamati e stanchi..."Mamma cosa cucini?", "Mamma, dove e' il libro della ricerca?", "Mamma, sono in bagnooooooooo!!", "Mamma, Lelle ha la lingua gialla!!!", "Mamma, mi aiuti a costruire una tenda?"...decido di fermarmi e chiedere aiutoooooo.....ma a chi? Tu sei al lavoro, forse in riunione....(Perche' le riunioni le fanno alle 6 di sera???!!!!)...mi guardo intorno...li guardo e penso: "I piu' grandi possono capirmi..". Spiego loro che mamma e' stanca e ha bisogno di aiuto per preparare la cena. Tutto si calma.
Niente piu' e' pretesa ma offerta di aiuto..."Mamma...posso aiutarti?"...Una domanda semplice ma e' la domanda che piano, piano aiuta i figli a crescere, da "io" agli "altri"...
La cena e' pronta. Papa' arriva, suona la porta, grandi abbracci, fiumi di racconti sulla giornata, siamo a tavola...tutto sembrerebbe perfetto MA....la cena diventa di nuovo battaglia su tutti i fronti...una cantilena ripetuta ogni sera, nell'ordine:
- prima la Benedizione,
- stai composto,
- mangia con la forchetta,
- non urlare,
- mangia tutto quello che hai nel piatto,
- si mangia con la bocca chiusa,
- non si gioca con il cibo,
....quasi ogni sera, con melodie diverse ma sempre la stessa musica. E pensavo, ti chiedevo: "ma e' possibile che la cena puo' essere solo questo?"...mi lasci campo aperte nelle risposte...io le trovo e le discutiamo insieme.
Cosi' mi sono appuntata nella mia agenda: "cenare insieme". Ho chiesto ad un'amica un parere e...mi ha aperto un'orizzonte. Non sempre ce la faccio, ma ci proviamo insieme...
Cenare insieme a tavola e' un momento sacro per la famiglia. Si arriva stanchi, preoccupati, stressati, con la voglia di fare "mangi e fuggi"...ma li', attorno alla tavola c'e' la famiglia e spesso e' l'unico momento della giornata in cui ci siamo tutti. Le lotte, le litigate, i visi lunghi prima o dopo cena, mai durante. I figli cresceranno, non saranno sempre li', ma quello che deve rimanere e' la certezza vissuta e trasmessa un giorno, che fare famiglia, comunicarsi, conoscersi, ri-conoscersi, raccontarsi, confrontarsi e' piu' importante delle buone maniere, della buona educazione...almeno per una fase della vita, quando i tuoi figli sono piccoli e magari sono tanti e magari tu arrivi dal lavoro con tante preoccupazioni...lasciale fuori per il tempo della cena. Ascolta la giornata di tuo marito, di ognuno dei tuoi figli, chiudi un occhio (magari due) se non sono perfetti a tavola...le buone maniere c'e' il tempo per impararle e la vita stessa, gli altri sapranno insegnarle...quello che nessuno puo' insegnare ai tuoi figli, eccetto tu e tuo marito, e' la famiglia. Questi sono i momenti che rimarranno ai tuoi figli nello scrigno dei ricordi. Quando vedi che la cena sta diventando difficile da digerire per tutti...fermati, cambia tono, respira e....ama. Ogni tanto ripeti la musica, goccia dopo goccia, piano piano all'orecchio di ognuno, ricorda le buona maniere ma senza farne l'argomento di conversazione o di disperazione!!! Non e' sempre facile ma non e' impossibile.
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